7ª Tappa

Montenerodomo. Parco Archeologico di Juvanum(CH) – Domenica 6 Ottobre 2019

Evento realizzato in collaborazione con il Comune di Montenerodomo, la Proloco di Montenerodomo e l’associazione Majella Travel.


Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo presso il parco archeologico di Juvanum, uno dei più importanti siti archeologici di epoca italica d’Abruzzo. Di seguito la programmazione:

  • 09.00: ritrovo presso il parcheggio del parco archeologico. Registrazione dei partecipanti
  • 10.00: inizio delle escursioni in joёlette
  • 13.00: fine delle escursioni in joёlette

La passeggiata

Dal punto di ritrovo, le joëlette muoveranno per far visita all’intero sito.  La passeggiata interesserà l’area dell’acropoli (che ospita due templi sanniti), l’ara sacra, le belle e ben conservate “basolate”, il foro iuvanense (un grande spazio rettangolare al centro dell’antica città, luogo di aggregazione sociale e di mercato), la basilica e il teatro. Per concludere, faranno visita al museo che conserva tutto il materiale archeologico finora rinvenuto nel territorio dei Carricini Infernates.

Foto gentilmente concesse da www.iuvanum.it

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 328.2226707 (Peppe Ardente).

La Storia

L’antica città di Juvanum è situata a metà strada fra Torricella Peligna e Montenerodomo, in località Santa Maria di Palazzo, ad un’altezza di 972 metri s.l.m., in un paesaggio mozzafiato, con i suoi ruderi che hanno come sfondo la maestosa Majella madre. È di origine carricina: si tratta di una delle quattro tribù che costituivano il popolo sannita. Occupava un ampio territorio esteso fra l’Abruzzo, il Molise, la Puglia e la Campania. I Carricini erano situati fra Pallanum (attuale monte Pallano) e Pallenium (attuale Monte Porrara), vivevano in villaggi fortificati, protetti da imponenti mura ciclopiche, bellissime e ben conservate. Prima che Roma costruisse la moderna città che vediamo ancora oggi nelle fondamenta, essi vivevano di pastorizia, agricoltura ma anche di caccia. Amanti della libertà (unico popolo italico a non avere schiavi) erano grandi guerrieri. Le città principali di questo importante popolo italico di lingua osca furono Cluviae, in località La Roma frazione di Casoli, e appunto Juvanum. Praticavano la transumanza alla ricerca di pascoli e di cibo. Scelsero il sito di Juvanum come centro politico e amministrativo in virtù della suggestione del posto, dell’abbondanza di acqua e soprattutto della posizione strategica: il territorio di Juvanum era infatti attraversato da un braccio di tratturo, percorso per millenni da pastori e commercianti diretti al mare. Le origini del nome “Juvanum” non sono certe: lo ritroviamo nel Liber Coloniarum, dove viene elencato come Jobanos; Plinio afferma che Jovanenses è una derivazione di Launenses. Un’iscrizione ritrovata in loco, invece, afferma che un certo Poppedius fu “Patronus Municipii Iuvanensis”. C’è chi afferma che il nome derivi da iuvere che vuol dire “giovare, fare bene”. La città romana fu attiva fino al IX secolo d.C. circa, quando si spopolò per la costruzione di nuovi centri fortificati per difendersi dalle incursioni. Nacquero così i castelli di Montenerodomo e Torricella Peligna. La città fu spogliata, inoltre, per l’edificazione di case pastorali, e per la costruzione della vicina Abbazia di Santa Maria in Palazzo. Fino alla seconda metà del ‘900, la città romana cadde nell’oblio. Il sito è stato completamente riportato alla luce negli anni ‘90.

Cosa Visitare

Percorrendo la Via Orientale, un’ampia strada a grandi basoli, si entra nella città romana. Qui troviamo la Basilica: era a pianta absidale e pavimento a lastre di marmo, vi si praticava un culto imperiale o sentenze di tribunale. Le mura poligonali risalenti al III secolo a.C. erano atte a difendere un’area di culto, probabilmente dedicata all’acqua. Il tempio, costruito nel II secolo a.C., conserva ancora oggi delle tracce di antico podio con dei pezzi di travertino. In quegli anni venne costruito anche un secondo tempio a distanza di 3,9 metri dal precedente. Di questo rimane solo il podio. Le epigrafi citano i culti di Eracle, Diana, Vittoria e Minerva. I due templi sono di influenza ellenistica importata da alcune maestranze campane. A sud-est della collina è stata trovata la cavea del teatro, risalente al II secolo a.C. di cui sono rimaste le prime sette file di gradini, costruito con delle pietre più piccole ai lati e più grandi al centro. La frons scenae è a tre nicchie. Ne foro alcuni lastroni del pavimento recano delle incisioni. L’intera piazza è circondata quasi per intero da portici che costeggiavano delle tabernae. Vi erano anche delle statue come si può ipotizzare da alcuni basamenti ritrovati. Nel Museo archeologico di Juvanum sono conservate alcune suppellettili ivi ritrovate. È stato inaugurato nel 2006.


6ª Tappa

Sulmona. Santuario di Ercole Curino (AQ) - Domenica 15 Settembre 2019

Evento realizzato in collaborazione con il Parco Nazionale della Majella e la ANFFAS Sezione di Sulmona


Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo presso il santuario di Ercole Curino, un sito archeologico statale che si trova a Sulmona in località Badia, sulle montagne del Morrone tra l’abbazia di Santo Spirito dei Celestini e l’eremo di Celestino V. Di seguito la programmazione:

  • 09.00: ritrovo presso il parcheggio del santuario. Registrazione dei partecipanti
  • 10.00: inizio delle escursioni in joёlette
  • 13.00: fine delle escursioni in joёlette

La passeggiata

Dal piazzale scenderemo al santuario percorrendo un sentiero montano, al termine del quale è posto l’accesso coincidente con l’ingresso in uso dalla fase di ristrutturazione (dopo il I sec. a. C.). Dal terrazzo mediano saliremo, mediante la gradinata monumentale, al terrazzo superiore che ospitava gli edifici templari, di cui è parzialmente visibile il cd. sacello, che conserva l’importante tappeto musivo policromo decorato da motivi ellenistici e la decorazione parietale a specchiature ad imitazione di lastre marmoree. Scenderemo poi alla base del santuario per ammirare il grande muro di sostruzione in opera incerta e quasi reticolata a riseghe rientranti per poi risalire al livello degli ambienti voltati ora crollati, posti in origine al di sotto del piazzale di accesso. Da questo terrazzo si abbraccia con un solo sguardo l’intera conca peligna.

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 328.2226707 (Peppe Ardente).

La Storia

Il Parco archeologico del santuario di Ercole Curino è stato istituito negli anni Settanta nel territorio comunale di Sulmona. È una delle più importanti aree sacre d’Abruzzo, con la caratteristica struttura di santuario terrazzato che, dall’età ellenistica (IV-III sec. a.C.), ebbe fasi di vita e di ricchezza fino alla metà del II sec. d.C. L’origine del culto di Ercole è di solito correlata all’esistenza di sorgenti e polle d’acqua, di grotte e anfratti naturali, ove l’unione dei due elementi primordiali (terra e acqua) suggerivano la presenza del soprannaturale e del divino. Qui le popolazioni locali edificarono nel IV sec. a.C. il tempio, dedicandolo all’eroe, figura particolarmente legata al mondo della pastorizia, il cui culto è quindi attestato soprattutto in prossimità degli antichi percorsi tratturali. L’edificio sacro venne successivamente ampliato (tra il III e il II secolo a.C.) e infine completamente trasformato nel corso del I secolo a.C., quando la crescita economica, culturale e sociale dell’antica Sulmo, ne permise l’adeguamento ai canoni monumentali, di matrice ellenistica, presenti nei coevi santuari laziali. Nella seconda metà del II secolo d.C. un forte terremoto causò con molta probabilità la frana che determinò il collasso delle strutture e il riempimento dell’area con materiale detritico; ciononostante il sito continuò ad essere frequentato, sia pure sporadicamente, almeno fino al III – IV secolo d.C.. Il perdurare della sacralità del luogo è confermata nel Medioevo anche attraverso la figura ascetica di Celestino V che fondò in quella stessa area l’Abbazia di Santo Spirito a Morrone e l’eremo di Sant’Onofrio. Nel 1957, in occasione del bimillenario della nascita di Ovidio, furono effettuati i primi scavi archeologici in quell’area che, per tradizione, era stata sempre associata alla presenza della villa di Ovidio, ma rivelarono poi il sito di un santuario italico, dedicato a Ercole, come dimostrano il tipo di materiale votivo rinvenuto e le iscrizioni di dedica.

Cosa Visitare

La grande scalea meridionale poteva essere un ingresso monumentale, forse usato anche come luogo di riunione per le assemblee locali, sotto la protezione del dio “Curino”. I due terrazzamenti del santuario sono stati realizzati in epoche diverse: quello inferiore è più recente, in opus caementicium con un grandioso podio (71 metri di lunghezza) che ospita 14 ambienti coperti da volte a botte; quello superiore, presillano, era chiuso su tre lati da un portico colonnato (restano alcune basi). L’altare, inusitatamente ricoperto da lastre di bronzo, e il piccolo sacello della divinità si trovavano al centro della terrazza superiore. Dal sacello provengono i reperti più importanti del complesso, quali due statue di culto di Ercole, una di bronzo (al Museo archeologico di Chieti) e una marmorea, oltre a una colonnina con 12 versi graffiti, attribuiti a Ovidio.


5ª Tappa

Lama dei Peligni (CH) - Domenica 25 agosto 2019
Arrampicata al Rifugio Fonte Tarì.

Evento realizzato con il patrocinio del Parco Nazionale della Majella e del Comune di Lama dei Peligni.


Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo tra l’area faunistica del camoscio appenninico (800 metri s.l.m.) ed il Rifugio Fonte Tarì (1.540 metri s.l.m.), nel cuore del Parco Nazionale della Majella, sul territorio del Comune di Lama dei Peligni. Di seguito la programmazione:

  • 06.30: ritrovo presso il parcheggio dell’area faunistica del camoscio appenninico a Lama dei Peligni (CH).
  • 07.00: inizio dell’escursione in joёlette.
  • 10.00: arrivo presso il Rifugio Fonte Tarì.
  • 10.00-17.00: attività libere.
  • 17.00: inizio dell’escursione di rientro in joёlette.
  • 20.00: arrivo presso il parcheggio dell’area faunistica del camoscio appenninico a Lama dei Peligni (CH).

La passeggiata

Il percorso, per la sua interezza, si sviluppa sul sentiero di montagna denominato H4, attraversando inizialmente una rigogliosa pineta. A seguire all’escursionista si apre un panorama mozzafiato che abbraccia l’intera valle del fiume Aventino fino al Mare Adriatico. In condizioni di buona visibilità il colpo d’occhio si estende fino alle isole Tremiti. Si consiglia l’utilizzo di scarpe da trekking ed indumenti adatti alle escursioni in media-alta quota.

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio l’escursione in joёlette, alle persone con disabilità interessate, è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 328.2226707 (Peppe Ardente) entro il 20 agosto. Alla luce della difficoltà a gestire un numero eccessivo di joëlette su un sentiero particolarmente impegnativo, la disponibilità dei posti è limitata.

La Storia

Il paese è posto a 669 mt slm, sul versante orientale della Majella. Il nome “Lama” deriva dal termine pre-latino “Lamatura” che significa “terreno dove l’acqua ristagna”. “Dei Peligni” venne aggiunto nel 1863, ritenendo che il popolo dei Peligni si fosse esteso fino all’Aventino. Il territorio fu abitato sin dall’epoca preistorica, come testimoniato da una serie di pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona e dai resti di un villaggio di epoca neolitica presso cui fu rinvenuto, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto “Uomo della Maiella”, resto umano di una sepoltura preistorica risalente al 7000-5000 a.C. In età romana la zona fu abitata dalla tribù italica dei Carricini mentre il periodo del Medioevo si caratterizzò per la presenza di alcuni eremi presso cui dimorarono asceti e santi, tra cui il Beato Roberto da Salle, discepolo di Celestino V. Nei pressi del paese è sita la “Grotta del Cavallone” in cui Gabriele D’Annunzio ambientò la tragedia “La figlia di Iorio”.

Cosa Visitare

  • Museo “M.Locati” e giardino botanico “M.Tenore”
    Il museo si suddivide in due sale in cui pannelli, diorami, supporti multimediali, reperti naturalistici ed archeologici mostrano la storia del territorio. Una ricostruzione di una grotta con pitture rupestri introduce la sezione archeologica dedicata a Francesco Verlengia con oggetti provenienti da Lama dei Peligni e dai comuni adiacenti: vasi, monete, un corredo funerario con oggetti in ferro e bronzo, delle lapidi funerarie romane di età imperiale ed il calco dell’uomo della Maiella di cui l’originale risale a 7000 anni fa e proviene dagli scavi archeologici di Fonterossi. La sezione naturalistica è dedicata al camoscio appenninico ed al progetto di reintroduzione di questo animale sulla Majella. Intorno al museo vi è il giardino botanico che raccoglie circa 500 specie vegetali di cui la maggior parte è endemica dell’Appennino Centrale o esclusive della Maiella.
  • Area faunistica del camoscio appenninico
    In prossimità del paese è possibile visitare l’area faunistica del camoscio appenninico. L’area permette lo svolgimento di attività didattiche e scientifiche ed offre la possibilità di osservare a breve distanza qualche esemplare di questo stupendo ungulato.
  • Rifugio montano “Fonte Tarì”
    Il rifugio, gestito dall’A.S.D. Majella Sporting Team. è situato nel cuore del Parco Nazionale della Majella, a quota 1.540 mt e 1h 40m di cammino dal paese di Lama dei Peligni (Chieti), sopra un gradino roccioso in posizione aperta e soleggiata.
    Le grotte del Cavallone si trovano a 20 minuti di cammino, i camosci non si lasciano avvicinare facilmente, ma sono sempre presenti lungo i crinali che si stagliano contro il cielo azzurro ed i sentieri naturalistici che portano a Monte Amaro. Prati estesi e cime panoramiche, sono le caratteristiche esclusive di una tra le montagne più belle degli Appennini. Il rifugio, completamente ristrutturato, pur conservando uno stile rustico, è moderno e confortevole con 13 posti letto più 5 brandine supplementari per un totale 18 posti, una cucina a gas, un bagno, corrente elettrica e riscaldamento. Inoltre è fornito di acqua tutto l’anno, grazie alla fonte da cui il rifugio prende il nome. L’ambiente curato e tranquillo ne fanno un luogo ideale per vacanze piacevoli e interessanti fatte di passeggiate, trekking, trail e sky-running. www.rifugiofontetari.it
  • Le Grotte del Cavallone
    Le Grotte del Cavallone, poste a quota 1475 metri s.l.m., sono annoverate tra le grotte di interesse turistico più alte d’Europa. Il percorso si snoda nelle viscere della montagna per oltre un chilometro attraverso ambienti di straordinaria bellezza in grado di suscitare forti emozioni. E’ possibile ammirare un grande numero di stalattiti e stalagmiti ed intuire la potenza delle acque che ha prodotto la cavità. Le visite si effettuano con una guida, in gruppi ed hanno la durata di circa un’ora. La temperatura al suo interno è di 10° C ed è costante durante tutto l’anno, l’umidità raggiunge in alcuni punti il 90%. www.grottedelcavallone.it


4ª Tappa

Villa Celiera (PE) Piana del Voltigno – Domenica 11 Agosto 2019

Evento realizzato con il patrocinio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e del Comune di Villa Celiera, in collaborazione con la locale Associazione Nazionale Alpini e la Cultour Celiera


Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo presso la PIANA DEL VOLTIGNO, un altopiano situato ad una altitudine di circa 1.400 msl nella parte orientale del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La piana è caratterizzata dalla presenza di una vegetazione rigogliosa: si possono ammirare boschi di faggi, abeti, betulle, pioppi e aceri, oltre a svariate specie floreali come la genziana, l’orchidea, il giglio martagnone, la primula e l’anemone. Il paesaggio è molto suggestivo: da un lato si osserva il massiccio del Gran Sasso e, salendo in quota fino al Monte Cappucciata, il colpo d’occhio arriva fino al Mar Adriatico, passando per la Maiella, il Monte Sirente e Il Morrone.

Di seguito la programmazione:

  • 09.00: Ritrovo sulla Piana del Voltigno. Registrazione dei partecipanti.
  • 10.00: inizio delle escursioni in joёlette
  • 13.00: fine delle escursioni in joёlette

Il punto di ritrovo è facilmente raggiungibile in auto. Dal paese di Villa Celiera, proseguire verso Contrada Santa Maria (come riferimento, il ristorante “Il fungarolo”). Superare la contrada e, dopo circa 2.5 KM, lasciando sulla sinistra il bungalow dello Sci Club, proseguire a destra tenendosi sulla strada asfaltata. Dopo circa 3 KM giungerete presso il punto di ritrovo.

All’arrivo sul posto, ai partecipanti sarà offerta una colazione di benvenuto. Al termine delle escursioni si consiglia di intervenire alla sagra concomitante alla festa della vicina contrada Santa Maria.

La passeggiata

L’escursione ha inizio dal punto di ritrovo. Il percorso, un anello di circa 1,5 Km interamente immerso nel verde, si snoda inizialmente attraverso la piana, per poi proseguire sulle alture adiacenti. Ultimata la passeggiata, gli escursionisti faranno rientro al punto di accoglienza.

Foto di Manuel Santoro – www.iviaggidimanuel.com

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, agli interessati è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 328.2226707 (Peppe Ardente).

La Storia

Villa Celiera si sviluppò come castrum longobardo nel VI secolo, popolato dalle persone scappate all’invasione bizantina di Bertona. Con la dominazione franca del IX secolo, il feudo divenne una “fara”, dipendente dalla diocesi di Penne. Nel 1191 la contessa Margherita di Loreto Aprutino, concesse ai monaci Benedettini la fondazione del primo cenobio di Casanova, che poi divenne sede dei Cistercensi, ossia il primo sito di questo ordine in Abruzzo (dopo Santa Maria d’Arabona, Santa Maria della Vittoria, San Salvo del Trigno e Santo Spirito d’Ocre), ossia l’abbazia di Santa Maria di Casanova, posta sotto la dorsale collinare del paese di Villa Celiera. La fondazione fu dovuta all’evento propiziatorio della partecipazione del figlio di Margherita Berardo III di Laureto, nonché al voto fatto dopo la morte del marito Berardo I, fratello di Ottone XV vescovo di Penne.

Il monastero di Casanova fu assai potente nel territorio della Nora, di Penne, avendo feudi anche presso Lucera e le isole Tremiti. Nel circondario aveva i castelli di Pianella, Civitella Casanova, Brittoli, Carpineto della Nora, Cordano. In quest’epoca si formò il toponimo dell’abitato, “villa” sta a significare villaggio, mentre “Celiera” proverrebbe da celliera in riferimento alle celle dei monaci nell’abbazia, tanto che in dialetto il paese è ancora nominato Li Cilìre. Con l’avvento nel Regno di Napoli di Carlo I d’Angiò nel 1268, avendo fondato nel 1273 il cenobio di Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana, presso l’area della battaglia contro Corradino di Svevia, il sovrano francese fece installare i Cistercensi a Casanova, sotto la giurisdizione dei vescovi di Penne Gualtiero (1200) e Giacomo (1251).

In quest’epoca il monastero visse il suo apogeo, salvo poi perdere sempre di più prestigio, sino alla soppressione nel 1807, in quest’anno i cittadini di Civitella Casanova, paese a fianco a Villa, presero l’organo ligneo, la statua della Madonna, per la loro chiesa parrocchiale, dato che l’abbazia versava in rovina. In questi anni il convento di Casanova fu affidato ai Padri Carmelitani, anche se nel periodo delle leggi piemontesi del 1866, il convento subiva nuove spoliazioni sino a scomparire quasi del tutto, eccettuata la grande torre difensiva e campanaria, ancora oggi ben conservata.
Con l’indipendenza in un certo senso dei paesani di Villa Celiera dall’abbazia di Casanova, il centro iniziò a svilupparsi, e divenne sede municipale nel 1913 dopo che inizialmente aveva fatto parte del Comune di Civitella Casanova, incluso nel distretto amministrativo di Penne, sino al 1927, quando fece parte della provincia di Pescara appena nata.

Cosa Visitare

Di particolare rilevanza storica l’Abbazia di Santa Maria di Casanova. Costruita nel 1191, si trova in contrada Casanova, ai piedi del borgo medievale. Era costituita da una torre vedetta con convento, e più a valle il monastero vero e proprio, circondato da mura. La chiesa crebbe al massimo splendore nel XIII secolo, fino alla decadenza nel XVIII secolo. All’epoca il convento era già danneggiato, ed è raffigurato in vignette da Edward Lear nel XIX secolo nel suo Viaggio in Abruzzo. Fino al 2009 l’abbazia era abbandonata, perché il monastero gravemente danneggiato dal tempo, con solo alcune arcate e mura perimetrali, e la torre semi diroccata. Con la riscoperta dei monumenti del territorio, l’abbazia è stata restaurata nel 2011-13, soprattutto la porzione meglio conservata intorno alla torre. La torre è a pianta quadrata ed è accessibile. Il complesso è visibile su prenotazione.

Si segnala anche la chiesa parrocchiale del paese intitolata a San Giovanni Battista. Sorge nella parte alta, dove si trovava l’antica torre di avvistamento. La chiesa attuale è frutto di un corposo rifacimento del 1933, dopo il terremoto di Avezzano del 1915 che la danneggiò gravemente, e presenta uno stile eclettico e medievaleggiante, con impianto rettangolare a capanna, facciata decorata da archetti pensili, oculo centrale, e portale in asse, strombato, in pietra concia e ad arco a sesto acuto, ce riecheggia le architetture medievali. Sul fianco sorge il campanile a torre. L’interno della chiesa ha soffitto voltato a crociera, con i pilastri polilobati che scandiscono le nicchie laterali del vano a navata unica. Il presbiterio è a terminazione curvilinea, è introdotto da un arco trionfale leggermente ribassato che poggia su colonne binate, e delimitato da una balaustra in marmo.

Curiosità

Quando si dice Abruzzo, si dice arrosticini! E Villa Celiera è la patria mondiale del vero e originale arrosticino fatto a mano. Impensabile, quindi, fare visita a Villa Celiera senza una degustazione presso i diversi ristoranti del posto ovvero in occasione delle sagre.


3ª Tappa

Arsita (TE) – Domenica 28 Luglio 2019
da Fonte della Creta al Rifugio Fonte Torricella.

Evento realizzato con il patrocinio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e del Comune di Arsita, in collaborazione con la Commissione medica CAI Abruzzo, Il CAI Abruzzo e le Sezioni CAI di Arsita e di Castelli.


Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo tra le località Fonte della Creta (1.200 metri s.l.m.) ed il Rifugio Fonte Torricella (1.700 metri s.l.m.), nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, sul territorio del Comune di Arsita. Di seguito la programmazione:

  • 08.00: Ritrovo presso l’ex camping “Siella” lungo la SP37 Rigopiano-Castelli.
  • 09.00: Inizio dell’escursione in joёlette.
  • 12.00: Arrivo dell’escursione presso il Rifugio Fonte Torricella e sobrio rinfresco.
  • 13.00: Inizio dell’escursione di rientro in joёlette.
  • 15.00: Arrivo dell’escursione in joёlette.

Durante l’escursione saranno presenti guide per illustrare il territorio, la flora e la fauna.

La passeggiata

Il percorso, per i primi tre quarti della sua interezza, si sviluppa su carrarecce e sterrate, attraversando una rigogliosa faggeta. Nel momento in cui si esce dal bosco, all’escursionista si apre un panorama mozzafiato che abbraccia il Mare Adriatico, i monti Sibillini, la Majella, il lago di Penne ed i borghi pedemontani. In fase di rientro, il medesimo sentiero sarà percorso in direzione opposta. Per ulteriori dettagli, si consiglia di visitare il sito www.rifugiofontetorricella.jimdo.com

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, alle persone con disabilità interessate a fruirne, è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 337.662279 (Osvaldo Di Andrea) oppure al n. 328.2226707 (Peppe Ardente) entro il 26 luglio.

La Storia

Le origini di Arsita risalgono al periodo preromano. Fino agli inizi del secolo era chiamata Bacucco, nome che secondo alcuni significa “castelletto” o “insediamento di capanne di frasche”, mentre secondo altre fonti deriva dalla sua forma ovale, “quasi un bel cucco”, oppure dal Dio Bacco. A partire dal XI secolo, tuttavia, accanto a Bacucco comincia a comparire anche il nome di Arsita, che indica un luogo arso o bruciato. Nel 1273, invece, furono citati Bacuccum e Arsita cum Podio nel Diploma concesso ad Alife da Carlo I D’Angiò, mentre le decime vaticane del 1324 parlano sia di “Bacucco” sia della “ecclesia S. Iohannis de Arsita”. Come si evince dai documenti, i due insediamenti dovevano essere vicini e, forse, complementari: il primo corrispondeva all’incastellamento attuale, mentre il secondo coincideva probabilmente con la cosiddetta “Cima della Rocca” (quota 923) e con la sottostante Chiesa di San Giovanni, che si trova sul “Colle di San Giovanni” ad un’altitudine di 729 m s.l.m. Da visitare del piccolo Castello Bacucco rimangono oggi alcune parti del recinto murario del XII-XIII secolo, rafforzato da torri ad U e da una torre angolare circolare posta nel settore nord. Questo complesso fortificato fu ampliato nella seconda metà del Cinquecento, quando il territorio di Arsita fu incluso nello Stato Farnesiano d’Abruzzo. In seguito, probabilmente nel ‘700, esso fu trasformato in residenza nobiliare, assumendo un aspetto che conserva ancora oggi, nonostante alcune sue parti si trovino in un grave stato di abbandono. All’interno del centro storico è possibile ammirare la Chiesa di S. Vittoria, la cui facciata ottocentesca (mai finita) copre la precedente, che ha il portale ancora in vista. L’interno settecentesco è ad unica navata e presenta edicole laterali con statue (tra cui quella di San Nicola di Bari, patrono di Arsita) ed un quadro ovale che rappresenta S. Vittoria e la Madonna delle Grazie. All’esterno, parzialmente conservata, si erge la cappella gentilizia settecentesca della SS Trinità, con un portale ad ante lignee, le cui formelle raffigurano angeli e mostri marini di ispirazione popolare. Fuori del paese, sulla strada che conduce a Penne, si trova la ormai fatiscente Chiesa cinquecentesca di S. Maria d’Aragona, che presenta evidenti aggiunte moderne sul fronte principale e lesioni strutturali sui lati lunghi. Da questa Chiesa proviene una bella terracotta dipinta abruzzese (ora conservata nella Chiesa Parrocchiale), raffigurante una Madonna con il Bambino in grembo con mani snodabili e corpo mobile, realizzata nel 1531.

Cosa Visitare

Il borgo di Arsita ha un notevole fascino medievale. Il centro storico conserva la memoria del Castello Bacucco, di cui oggi rimangono alcune parti del recinto murario del XII-XIII secolo. Da visitare la chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Vittoria e, appena fuori paese, la Chiesa di Santa Maria d’Aragona. Lungo la strada che da Arsita sale a Collemesole, si trova il “Sentiero dei Mulini”, con l’antico mulino ad acqua “Di Francesco” sul fiume Fino. Si segnalano anche la Fonte dei banditi, la Sorgente San Giovanni, la falesia di Arsita, le Gole dell’inferno spaccato e il Nevaio del Gravone.

Si consiglia, infine, di visitare il sito www.gransassolagapark.it per ulteriori dettagli sulla località e per ogni informazione riguardante, nella sua interezza, le bellezze del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.


2ª Tappa

Opi (AQ) - Val Fondillo - Sabato 22 Giugno 2019

Evento realizzato con il patrocinio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e del Comune di Opi, in collaborazione con la Cooperativa So.R.T e le ANFFAS di Sulmona e di Castel di Sangro


Comune di Opi

Il Programma

L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, avrà luogo nella VAL FONDILLO, uno dei posti più belli del Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise, nel territorio del Comune di Opi. L’area è ricca di verde, boschi, rarità naturalistiche e di riposanti e fresche radure. Di seguito la programmazione:

  • 09.30: Ritrovo in Val Fondillo presso il punto di accoglienza della Coop. So.R.T.. Registrazione dei partecipanti.
  • 10.00: inizio delle escursioni in joёlette
  • 13.00: fine delle escursioni in joёlette

A termine delle escursioni, è possibile fruire di un sobrio rinfresco.

L’evento odierno di “Montagne senza barriere” è condiviso con la manifestazione nazionale di FederTrek “Natura senza barriere”.

La passeggiata

L’escursione ha inizio dall’area pic-nic adiacente il punto di accoglienza. Il percorso, un anello di circa 1 Km interamente immerso nel verde, si snoda inizialmente all’interno della valle, offrendo una splendida vista del Monte Amaro, per poi proseguire attraverso le ampie radure fino al Museo della Foresta. Quest’ultimo, ubicato all’interno del capannone un tempo utilizzato per la lavorazione del faggio, sarà oggetto di una visita guidata, al fine di comprendere la storia della Val Fondillo, gli eventi che l’hanno vista protagonista e la sua importanza nella economia del territorio. Ultimata la visita del museo, gli escursionisti faranno rientro all’area pic-nic.

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, agli interessati (esterni alle ANFFAS partner) è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 329.6675532 (Giorgio Cimini) oppure al n. 328.2226707 (Peppe Ardente).

La Storia

La Val Fondillo è stata abitata fin dalla preistoria e conserva tutt’oggi i segni della sua storia millenaria. In epoca Italica, il territorio segnava il confine tra Marsi, Sanniti e Osci. Sulle pendici del Monte Marsicano nacque il primo insediamento preromano (forse la mitica Fresilia), mentre sul colle dove oggi sorge la cittadina di Opi venne eretto un santuario dedicato a Ope, antica divinità sabina che i romani assimilavano alla dea dell’abbondanza. E’ probabile, quindi, che il nome del paese derivi da Ope, anche se l’ipotesi più attendibile fa derivare il nome dal termine latino oppidum, “castello fortificato”.

L’insediamento romano ebbe la sua necropoli all’imbocco della Val Fondillo. I reperti rinvenuti sono conservati presso il Centro Visita di Pescasseroli. Area di scontro tra i Romani e le popolazioni locali all’epoca delle guerre Sannite, il territorio ha vissuto nei secoli successivi un relativo isolamento, anche a causa delle difficoltà di accesso sia dal Fucino che dalla Terra di Lavoro, con valichi tutti compresi tra 1450 e 1650 metri.

Il 2 ottobre 1921, presso il Comune di Opi, la Federazione Pro Montibus et Silvis di Bologna, guidata dall’illustre zoologo professor Alessandro Ghigi e dal botanico professor Romualdo Pirotta, volle istituire la prima area protetta d’Italia affittando dal comune stesso 500 ettari della Costa Camosciara. Il 25 novembre 1921 ci fu la cerimonia inaugurale e per acclamazione fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo. In questo impervio territorio trovarono rifugio l’Orso bruno marsicano, il Camoscio d’Abruzzo, il Lupo appenninico ed altre specie non meno importanti.

Il 9 settembre del 1922, per iniziativa di un Direttorio Provvisorio presieduto dall’onorevole Erminio Sipari, parlamentare locale e autorevole fondatore del Parco, un’area di 12.000 ettari ricadente nei comuni di Opi, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia de’ Marsi, Lecce dei Marsi, Pescasseroli e Villavallelonga, insieme a una zona marginale di 40.000 ettari di Protezione Esterna, divenne Parco Nazionale. A Pescasseroli, una lapide corrosa dal tempo ricorda l’evento con la seguente iscrizione: “Il Parco nazionale d’Abruzzo sorto per la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura qui inaugurato il IX Sett. MCMXXII”. Poco più tardi lo Stato italiano, con Decreto Legge dell’11 gennaio 1923, ne riconobbe ufficialmente l’istituzione. Qualche decennio prima, il Re Vittorio Emanuele volle istituire in quest’area una riserva di caccia, per evitare lo sterminio incombente e l’estinzione di importanti ed uniche specie selvatiche.

Cosa Visitare

La Val Fondillo offre molte attrazioni. Si consiglia di visitare il sito www.valfondillo.it per tutti i dettagli del posto, oltre al sito www.parcoabruzzo.it per ogni informazione riguardante, nella sua interezza, le bellezze del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Di notevole interesse la cittadina di Opi, nota sia per il patrimonio architettonico religioso (Chiesa di Santa Maria Assunta risalente al XII secolo) che archeologico (Grotta Graziani e necropoli della Val Fondillo). Nel 2017, inoltre, i cinque nuclei di faggete vetuste databili intorno ai 600 anni e ricadenti in una superficie di 937 ettari inclusa tra diversi comuni, tra cui Opi, sono stati riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità unitamente alle foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Ulteriori informazioni sul sito www.comune.opi.aq.it .


1ª Tappa

Tufillo (CH) - Domenica 19 Maggio 2019

Evento realizzato in collaborazione con il Comune di Tufillo, l'Associazione "Maurizio Salvatore" e il CAI - Sezione di Vasto


Comune di Tufillo

Il Programma

L’evento, completamente gratuito, è abbinato all’escursione naturalistica “Sentiero Maurizio Salvatore”. Di seguito la programmazione:

  • 09.00: ritrovo in Piazza Fuori Porta. Registrazione dei partecipanti
  • 10.00: inizio delle escursioni in joёlette
  • 13.00: fine delle escursioni in joёlette

A termine delle escursioni, è possibile partecipare ad un pranzo comunitario presso l’area pic-nic del Monte Farano. A chi vorrà aderire al conviviale, si evidenzia che il pasto è gratuito per gli utenti delle joёlette e a pagamento (€10) per tutti gli altri.

La passeggiata

L’escursione ha inizio da Piazza Fuori Porta, cuore pulsante della cittadina di Tufillo. Dopo i primi 300-400 metri su strada asfaltata, ha inizio la sterrata che attraversa la campagna adiacente il borgo e una rigogliosa pineta. Dopo poco meno di 3 Km si giungerà all’area pic-nic del Monte Farano.

In funzione del numero di partecipanti, le escursioni saranno ottimizzate nelle due direzioni, prevedendo utenti di joёlette sia da Piazza Fuori Porta verso l’area pic-nic che viceversa. Gli accordi saranno presi in area ritrovo, modo poter gestire le escursioni e ritrovarsi, tutti insieme, presso l’area pic-nic per il pranzo comunitario.

Agli accompagnatori degli utenti delle joёlette si evidenzia che l’area pic-nic del Monte Farano è facilmente raggiungibile in auto (circa 3 min da Piazza Fuori Porta).

L’itinerario ricalca in parte il sentiero “Maurizio Salvatore”, un percorso di 21 KM che circoscrive il versante sud-est del Monte Farano, e realizzato ad imperituro ricordo di Maurizio, prematuramente scomparso. Ulteriori info al link www.associazionemauriziosalvatore.it

Prenotazioni

Al fine di gestire al meglio le escursioni in joёlette, è consigliabile comunicare la propria adesione al n. 339.5947957 (Giuseppe D’Aloise) oppure al n. 366.6424654 (Angelo D’Ulisse).

La Storia

Tufillo è un abitato la cui caratteristica fondamentale è di posizionarsi, alla quota di 557 m.s.l.m., sopra un lungo crinale che partendo dal Monte Farano e scendendo verso i colli Pizzuto e di Caprafica termina direttamente nel letto del fiume Trigno.

Il territorio di Tufillo fu abitato nel periodo preromano dai frentani. L’insediamento primitivo era nei pressi di monte Farano, ora sito archeologico di rilievo. Nel 1933, su Monte Farano, fu rinvenuta una chiave votiva sulla quale è incisa in lingua osca una dedica ad HERENTAS (Afrodite): “herettates : sum / agerllud” (sono di Herentas / da Agello). Sempre nel territorio di Tufillo è stata rinvenuta una statuetta in bronzo raffigurante Giove giovanile o Ercole, particolarmente venerato fra le popolazioni frentane. Ciò fa supporre che il primo insediamento dev’essere localizzato sulla parte più alta del suo territorio, Monte Farano, metri 705 slm. I “Clerici de Tufillis”, citati sull’inventario dei beni della Diocesi di Chieti, il 19 marzo 1323, tra coloro che sono tenuti a pagare le decime, attestano per la prima volta su un documento ufficiale il nome di Tufillo. Il territorio di Tufillo, come si può ricavare dalla bolla di papa Niccolò II, fa parte della Diocesi di Chieti almeno dall’inizio dell’XI secolo, infatti il Pontefice, nel maggio 1059, così delimita il confine sud della diocesi teatina: …passa al monte di Schiavi, al Trigno e, lungo il fiume, arriva al mare”. In precedenza, nel Catalogus Baronorum del XII secolo, si trova menzionato Lupeczanum, attuale Colle Vezzani, come feudo di Philippus Grandenatus di probabile origine longobarda. Il toponimo Lipuzani nel 1115 si ritrova nella descrizione dei confini del Castrum Doliolae, donato da Ugo Grandenatus all’abate Giovanni del monastero di Sant’Angelo in Cornacchiano.

Secondo una leggenda Tufillo era ubicata a Monte Farano, ma un’invasione di grosse formiche avrebbe costretto i suoi abitanti ad abbandonare le abitazioni originarie e a riedificarle più in basso, dove sorge l’attuale paese. Questa, come tutte le leggende, trae ispirazione da elementi reali: il topos dell’invasione dei formiconi, come avviene in altre località abruzzesi, adombra il ricordo di un antico insediamento, e recenti ricognizioni condotte su Monte Farano hanno avvalorato tale ipotesi, confermata dal reinvenimento di materiali ceramici databili tra il IV ed il III sec. a.C. e dalla individuazione dell’angolo settentrionale di un ambiente con pavimento in signino. E’ inoltre noto che dalle pendici del monte proviene una chiave bronzea famosa per l’iscirizione in lingua osca herettates:sum /agerllud (sono di Herentas/da Agello), che menziona la divinità cui era destinato l’ex voto, Herentas (Afrodite), ed Agello, probabile denominazione del vicus, ossia dell’antico nucleo abitato che dedica la chiave alla dea. Il Territorio di Tufillo ha restituito anche una statuetta in bronzo, alta cm 17, raffigurante forse Giove giovanile:manca infatti la pelle leonina, tipico attributo di Ercole, sostituita da un mantelletto drappeggiato intorno al braccio sinistro, el’oggetto tenuto nella mano destra della figura sembra proprio il fulmine che contraddistingue le rappresentazioni di tale divinità

La statuetta, che per stile e struttura del corpo nn può esser datata prima del III sec. a.C., proviene quasi certamente da un santuario, ma nn sappiamo se fosse localizzato anch’esso su Monte Farano o in altra zona dell’agro di questo comune. L’antica frequentazione del territorio di Tufillo trova ulteriore conferma nella presenza di vari siti di indubbio interesse archeologico che, benchè non siano stati ancora oggetto di indagini sistematiche, riservano sicuramente degli aspetti interessanti ai fini della ricostruzione della topografia antica e della storia locale. La località Piana S. Pietro, ad esempio, situata sulle pendici sud-orientali di Monte Fanino, era sede di un antico monastero la cui memoria è stata mantenuta viva dalla tradizioe orale anche atraverso la denominazione “Fonte dei monaci” attribuita ad una vicina sorgente. L’esistenza del monastero è attestata da un documento piuttosto tardo, la relazione della visita pastorale del 13 maggio 1568 che, tra gli edifici religiosi esistenti nell’oppidum Tufilli, menziona la ecclesia sul vocabulo S. Petri constructa in territorio Tufillo in loco ubi dicitur la defensa della Corte. La frequentazione dell’area, certa fino al XVI sec., sembra tuttavia risalire ad età ben più antica, a giudicare dalla cronologia attribuibile ai frammenti ceramici (vernice nera, sigillata africana, etc.) facilmente reperibili in superficie. Probabilmente l’edificio religioso venne ad installarsi su strutture precedenti, forse una villa di mezza costa nata in età ellenistica ed utilizzata fino all’avanzata età imperiale. Particolare attenzione merita poi la località indicata nell’attuale cartografia come Colle Vezzani, corrispondente all’antica “Lupezzano”, il cui toponimo, conservatosi attraverso la tradizione orale, è attestato in fonti documentarie medievali. Dal Catalogus Baronum apprendiamo infatti che nel XII sec. Lupeczanum era feudo di Philippus Grandenatus, esponente di una famiglia feudale di probabile origine longobarda e feudatario di Joczolinus, conte di Loreto. Successivamente compare la citazione del limites Lipuzani nella descrizione dei confini del castrum Diliolae, chenel 1115 viene donato ad Ugo Grandenatus all’abate Giovanni del monastero di Sant’Angelo in Cornacchiano, e all’anno 1324-25 risale infine la menzione dei clerici de Tufillis e di altri paesi, dipendevano dal citato monastero di Sant’Angelo.

Cosa Visitare

Tufillo, incorniciato da una natura splendida e con la sua storia antica, offre molte attrazioni. Si consiglia di visitare la Mostra Archeologica, che ospita i reperti più rappresentativi tra quelli rinvenuti sul vicino Monte Farano, ma anche la bellissima Chiesa di Santa Giusta. Di notevole interesse per il turista anche la Chiesa di San Vito, Patrono del borgo, il Palazzo Marchesale dei Bassano e la Fontana Grande. Per tutti i dettagli visitare http://tufillo.comnet-ra.it/index.php/luoghi-da-visitare